L’evento di apertura: la Tavola Rotonda “UNI e UNICO”.
L’apertura di Urbanitas, mercoledi 23 Aprile 2008 alle ore 14,30, è stata caratterizzata da un una Tavola Rotonda dal titolo “UNI e UNICO - industria e artigianato per un rinascimento del progetto urbano”.
Nel corso di questo incontro rappresentanti delle Istituzioni, amministratori, professionisti e tecnici del settore lavori pubblici si sono confrontati su un tema di assoluto interesse: il design e il prodotto industriali contrapposti agli elementi di fattura artigianale negli spazi urbani.
La norma (UNI) e l’unicità (UNICO), ossia l’innovazione tecnologica e progettuale applicata all’architettura degli spazi urbani da un lato, e le proposte dell’artigianato dall’altro, non devono necessariamente porsi come antitetiche le une rispetto alle altre. Le espressioni più avanzate del design e della produzione industriale possono venire validamente integrate dall’antica tradizione dell’artigianato artistico, dando vita a un connubio in grado di accrescere il valore estetico e funzionale delle aree pubbliche, rivitalizzando nel contempo l’immagine e la coscienza del “Made in Italy”.
Da questo incontro si delineano nuove prospettive e possibilità: ad esempio, un più ampio ventaglio di scelte per i progettisti, per gli amministratori, ma soprattutto per i cittadini, che di questi spazi saranno i protagonisti.
Tavolo dei relatori
Erano presenti fra il pubblico, oltre a molti Sindaci e Assessori di Comuni della Provincia di Pavia, Lodi e Piacenza:
Sintesi degli interventi.
Il Sindaco di Belgioioso, Fabio Zucca, apre la manifestazione ringraziando gli organizzatori di Urbanitas, manifestazione che ha dato modo di far vedere ai presenti e ai futuri visitatori i lavori di recupero del Castello. Rivolge un saluto e un rinfgraziamento anche agli studenti e agli insegnanti del Politecnico e i Funzionari della Soprintendenza: il progetto che si sta sviluppando per la valorizzazione dell’ambiente e del territorio è una sfida da vincere anche con la collaborazione dei paesi limitrofi.
Francesco Chieca Funzionario della Soprintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio competente per l'area del pavese e, di conseguenza il progetto di recupero e riuso del Castello di Belgioioso, racconta dell’importante scoperta della bifora decorata e dei frammenti decorativi sulle facciate interne a uno dei cortili. Il recupero di queste due corti interne che possono divenire due piazze da restituire a tutti gli effetti ai cittadini, che potranno usufruirne come spazi da vivere quotidianamente.
Silvana Garufi, Funzionario della Soprintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio opera a Milano e Lodi e parla dell’importanza per l’amministratore pubblico di conoscere le norme che regolano le problematiche del paesaggio urbano. Dal maggio 2004, infatti, il codice include tra i beni da considerare tutelati le piazze e le vie del centro urbano storico. Ciò che una volta veniva semplicemente "consigliato", ora è un obbligo perché in Italia se non si obbliga non si ottiene....
Durante il suo breve intervento mostra una serie di immagini scattate durante una passeggiata serale per Milano: transenne e dissuasori di tutti i generi, materiali e lavorazioni, anche sulla stessa via o alla medesima fermata del tram; tende di tutti i colori, targhe gigantesche anche su facciate storiche, come i baracchini dell’enel che sono collocati senza il minimo riguardo su palazzi vincolati; edicole per giornali, fiorai, cassonetti, insegne e cartelli stradali in numero sconsiderato che si sovrappongono nella confusione più totale; tutti i ponteggi, le pensiline, i mezzi pubblici pieni di pubblicità... Gli occhi non si riposano mai.... si vive assordati da rumori... la confusione è molta
Tutti parlano di arredo urbano, ma nessuno sa davvero che cosa sia . Tutti consigliano scelgono... nei grandi centri soprattutto si va per lotti... magari un lotto comprende una parte di via e l’altro pezzo viene fatto dopo due anni.. manca la progettazione, mancano la prospettiva e la pianificazione. Per non parlare poi della mania degli ultimi anni di illuminare le facciate degli edifici storici... interventi a dir poco "pacchiani", che poco hanno a che fare con la valorizzazione dell'opera stessa e che invece contribuiscono all'inquinamento luminoso, sempre più pesante, delle nostre città.
Stilare delle linee guida è compito dell'Amministatore che deve però tenere conto delle regole e delle Leggi vigenti, cosa che purtroppo non sempre accade, com'è sotto gli occhi di tutti... semplicemente passeggiando per la città.
Alberto Maria Prina direttore di Urban Design e docente all’Accademia di Brera del corso di specializzazione per design urbano, parla della “PELLE DELLA CITTÀ’”. La Pelle è il decoro, tutto ciò che crea l’immagine della città. Un tempo la forma della città era riconoscibile: a stella o quadrilatero, ad esempio. Ii centri urbani erano molto più piccoli e definiti, si aveva la consapevolezza del luogo in cui si era si poteva avere mentalmente l’idea dello spazio urbano. Siamo coscienti della nostra identità quando conosciamo il nostro limite e confine.
Il nostro primo confine è la nostra pelle, che si pone come limite fra il nostro interno, (tessuto connettivo, organi...) e l’esterno, la pelle ci è stata data. Poi c’è il vestito che scegliamo noi, la casa, lo spazio privato. Infine c’é la città, lo stato ecc...
Ora che le città si propagano senza logica, affollate di centri commerciali tutti uguali, si assiste ad una perdita di identità: non riconosciamo più i nostri confini.
Il corso di specializzazione all'Accademia vorrebbe formare una figura che si occupa dell’immagine della città, che sappia cosa comporta aver cura della città e poterla vivere dal punto di vista identitario. Dovrebbe essere possibile per ciascun cittadino riconoscere il proprio territorio anche attraverso segni "esteriori come la pavimentazione, le pensiline, l'illuminazione... il "dermatologo della città" deve pensare a tutto ciò che determina l'identità della città, il suo buon mantenimento: la pulizia delle strade, l'arredo, l’estetica, le opera d’arte.
Ivan De Lettera, direttore di City Project, più che fare una relazione vorrebbe aprire un dibattito mettendo sul tavolo delle provocazioni per sentire le opinioni dei presenti...
Per arredo urbano -pessimo termine- s’intende il progetto, il progetto armonico di tutte le forme che determinano l'architettura di una città: la forma della piazza, la pavimentazione, l’illuminazione e così via fino ai "dettagli" come i cestini raccogli rifiuti.
Anche design vuole dire progetto. La figura del designer nasce negli anni ‘50/’60 al verificarsi di carenza di committenza per quanto riguarda il progetto architettonico. In quegli anni designer come Castiglioni o Sottsass incominciano a dedicarsi al disegno di ogggetti: succede quindi che i grandi architetti contemporanei non si limitano più progettare e divani e tavoli, ma si mettono a disegnare pensiline, panchine, fioriere, oggetti che dovrebbero essere pensati a priori, come facenti parte di uno scenario armonico. Questi elementi di arredo, invece, diventano oggetti industriali da potersi commercializzare indifferentemente a Palermo, a Pechino, ad Aosta. Sorprende ad esempio che un'azienda di lavorazione del Porfido Trentino proponga il suo prodotto a Catania oppure vedere la pietra leccese usata nella pavimentazione di piazze ad Aosta...
Si dice spesso che dove c’è luce c’è più sicurezza...un arredo urbano “felice” è sicuramente sinonimo di sicurezza: una buona progettazione, che tenga conto delle esigenze specifiche del luogo e dei suoi abitanti e una buona qualità degli interventi favorisce una migliore vivibilità e di conseguenza maggiore sicurezza dei luoghi. In massima parte l’atto di vandalismo nasce là dove non esiste una riconoscibilità della società che abita questi luoghi.
Sabrina Fazio, in rappresentanza di Giovanni Sala direttore di Acer presenta il progetto Lends che si occupa a 360° di progettazione del paesaggio: l’obbiettivo è aumentare la quota di verde disponibile per i cittadini nella città. Il progetto è partito su incarico del Comune di Milano al fine di elaborare un piano che renda fruibile la maggior quantità di verde possibile , più della metà del quale ad oggi non è usato.
Luigi Delloste, da 25 anni tecnico del verde nel Comune di Torino, in rappresentanza dell’Ass. Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini, conferma lo stato di caos e confusione che viviamo nelle città. Il cittadino è distratto, disadattato, non ha più cognizione dell’ambiente che lo circonda. Indispensabile è la formazione, insegnare a chi si occuperà del tessuto urbano l’importanza di creare qualcosa di concreto e sostenibile.
Amilcare Acerbi, pedagogista, presidente di Giona, associazione che riunisce comuni, province e comunità montane e che punta a sottolineare quanto la dimensione ludica sia da conservare e presevare. Il gioco è sempre stato elemento fondamentale per confrontarsi, imparare a stare insieme, per creare amicizie e acquisire una relazione con il territorio e, scoperta recente del secolo scorso, il gioco consente di imparare le cose più difficili.
Come si fa a indurre i bambini, gli adolescenti, i giovani ad avere una positiva relazione con la pelle della città? I ragazzi leggono costantemente la città sia attraverso le immagini proposte dalla televisione che tramite la pubblicità affissa: da questo tanti traggono ispirazione e usano le bombolette, altri i graffiti. Come si fa ad aprire e tener vivo il dialogo con questi ragazzi per aiutarli a interpretare in maniera diversa la città sostenibile? Non è facile ma è importante attivare questo dialogo e, per dare spazio a quello che di fondo è il tema di questo incontro, di dare lustro all’artigianato artistico alla produzione di manufatti, unici, che possano riportare alla cultura del bello.
Come far sì dunque che i giovani d’oggi abbiano una consapevolezza e una condivisione dell’aspetto estetico e funzionale e raggiungere una preparazione che li porti un domani a produrre cose, ambienti, città sostenibili? Non è semplice se non c’é una combinazione d’intervento fra coloro che insegnano, progettano e amministrano. L’alternativa che Giona porta avanti è quella del coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi nella progettazione di spazi e di un ambiente urbano sostenibile.
DIBATTITO FINALE
Interviene DeLettera sul tema dell'arte contemporanea in citta. L'arte contemporanea, appena prodotta, viene inglobata fra musei pubblici o privati e collezioni private, due mondi che non dialogano; non si capisce perché non esista una collocazione "urbana", a parte rari casi, per l’opera contemporanea, intesa come arte sincera, non d’ambito concettuale ermetica, testimone del nostro tempo.
Viene mostrato un video di Mario Quadraroli sull'opera dello scultore Giuliano Mauri, presente in sala, artista contemporaneo che dialoga con l’ambiente e col paesaggio naturale e urbano.
Prende quindi la parola Daniela Rosi docente all’Accademia di Verona, collabora col Centro di riabilitazione Franca Martini di Trento, occupandosi del rapporto che esiste tra arte e malattia e della ricerca di un’euroscienza sulla percezione dell’arte e sulle modificazioni che avvengono in artisti che hanno delle lesioni... Questa sua attività sembra non aver attinenza col tema discusso, ma lavorando con questo tipo di artisti ci si trova ad avere molti rapporti con l’utilizzo del territorio. Un esempio della “non idea” della città che hanno molti architetti anche intelligenti è la creazione di infiniti centri polifunzionali, tante piccole città a latere della città con teatri, sale, biblioteca, spazi ricreativi... Ma se già esiste la città, perché non utilizzarla appieno?
Anche nel recupero di spazi pubblici, sia giardini o piazze, sarebbe opportuno operare ai fini di una restituzione filologica intesa in senso locale, cercando maestranze locali, con tradizioni e lavorazioni locali, affinché i cittadini possano sentire veramente loro questi spazi.. .la partecipazioneè il primo passo verso l’accettazione, la salvaguardia e la sicurezza
LE CONCLUSIONI
Prina: il sistema urbano è estremamente complesso e siamo in un momento di grande confusione sul piano culturale... questo stato di fatto non da molte speranze anche se, da un pò di tempo a questa parte, si avverte la necessità di vivere un po' di più la città, tanto che gli amministratori si stanno un po' "svegliando"... si nota finalmente maggiore d’attenzione all’estetica, all’abitabilità e si parla di sostenibilità.
Garufi: dal punto di vista tecnico ci sono delle norme recenti che, se applicate, potrebbero aiutarci:
- la collaborazione fra soprintendenza e amministratori e tra soprintendenza e università: chiunque fa qualcosa nell’ambiente urbano o paesaggistico incide sull’ambiente stesso
- convenzione europea sul paesaggio, norma del 2000 modificata in Italia nel 2006: tra i pochi articoli che prescrivono quello che dovrebbe essere fatto, c’é una regola fondamentale, ossia la condivisione con la popolazione. Tanti interventi non vengono accettati (da cui il vandalismo) perché imposte o calate dall’alto.
-per quanto riguarda l’arte contemporanea la Legge prevede che il 2% dell’impegno economico per opere pubbliche sia destinato a interventi di arte contemporanea... personalmente non ho testimonianze da portare ma la Legge c’é
Per quanto riguarda l’illuminazione delle facciate: in un momento in cui siamo a corto di energia è un vero e proprio spreco e, dal punto di vista architettonico questa mania di sparare luci radenti appoggiate a cornicioni è devastante...e il ritmo, la tipologia, le linee della facciata, i materiali dove finiscono? Per di più sono anche dannose alla conservazione...





